Siete pronti per l’ultimo capitolo della guerra tra esseri umani e scimmie evolute?

E’ in uscita in questi giorni, nelle sale di tutta Italia, “The War, il Pianeta delle Scimmie”

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Siete pronti per l’ultimo capitolo della guerra tra esseri umani e scimmie evolute? Lo scontro è arrivato alla sua conclusione, nell’ultimo atto della trilogia, atteso con particolare ansia dai fan del genere. E’ in uscita in questi giorni, nelle sale di tutta Italia, “The War, il Pianeta delle Scimmie”, (titolo originale: War for the planet of the apes), e difficilmente gli amanti della saga rimarranno a bocca asciutta. Un comandante degli umani noto come il Colonnello (interpretato da Woody Harrelson) arriva a uccidere membri del branco di Cesare (interpretato a sua volta da Andy Serkis), quest’ultimo parte con alcuni fedelissimi per cercare vendetta.

La trilogia ha inizio con L’alba del pianeta delle scimmie, e prosegue con Apes Revolution, giungerà ora al termine con “The War, il pianeta delle scimmie”. I temi restano sostanzialmente gli stessi, nonostante l’azione avanzi poderosa per tutta la durata della pellicola. C’è la lettura ecologista (come è logico che sia), il fantasma mai sopito del tutto di ogni genocidio, l’inquietante illusione del dominio attivo dell’essere umano sulla Terra pure non manca. Insomma un’opera da non trascurare, quella del regista Matt Reeves, anche sceneggiatore della pellicola insieme a Mark Bomback, coppia abile a non cadere nel tranello che remake e reboot possono portare inevitabilmente con sé. I richiami al genere western (e al maestro Sergio Leone) sono inconfondibili, così come l’atmosfera cupa e cruenta che domina gran parte del film.

Ad accompagnare il tutto, la duttile colonna sonora ad opera di Micheal Giacchino, anche lui bravo ad omaggiare senza strafare i grandi compositori del passato, con una sottile ironia di fondo che non sembra dispiacere ai critici. Insomma, si tratta di cinema d’intrattenimento nel senso più glorioso del termine, seppur con un occhio (quello del regista), che cerca di evitare banalità di sorta e insegue un realismo sconcertante.

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