Cesare Prandelli: “Ci sono troppe mani sul calcio”

L’allenatore italiano si confessa a 360 gradi: dalla famiglia al calcio di oggi.

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L’allenatore della nazionale italiana Cesare Prandelli si è concesso un’intervista a cuore aperto, parlando del calcio italiano, di quello che sta accadendo con il caos scommesse ma non solo. Il c.t infatti parla anche della sua famiglia, del rapporto con i figli e della sua nuova storia con la compagna. Cesare Prandelli, sempre sorridente, con quei suoi occhi grandi che spesso di inarcano e il voto che segue il sorriso, facendo scorgere qualche ruga che ormai conosciamo bene dopo aver visto per tanti anni sorridere il nostro c.t. Un allenatore capace di far vincere la Nazionale che allena, facendola divertire ma soprattutto piacendo al pubblico italiano. Bisogna riuscire a capire come mai su quella panchina dove vorrebbe esserci seduto chiunque, c’è posto solamente per lui. Prandelli è un uomo all’antica ancora, che raduna sempre la famiglia.
Ogni settimana infatti, l’allenatore ex Fiorentina, raduna sempre la sua famiglia a Orzinuovi, il posto dove hanno vissuto i suoi genitori, dove hanno lavorato e l’hanno cresciuto. C’è il figlio di Cesare, Nicolò che arriva da Parma, e la figlia minore che è sempre in compagnia del fidanzato. Nicolò non è solo, insieme a lui ci sono la moglie Veronica e la piccola Manuela nata 5 mesi fa, che ha lo stesso nome della madre di Nicolò, morta di cancro 4 anni fa. Ma Manuela non è l’unica persona nuova nella famiglia, perché c’è anche Novella Benini, la nuova compagna di Cesare Prandelli. Ma passiamo all’intervista.
Quando gli viene chiesto se il nuovo rapporto con la compagna avrebbe potuto creare problemi con i figli, lui risponde così: “Il nostro obiettivo è la felicità. E va solidamente costruita. Non possiamo lesinare parole. Darle per scontare. Ho detto loro che non avrebbero perso un padre ma avrebbero avuto accanto un uomo arricchito: ho incontrato una persona che mi ha infuso la voglia di riprovarci, di misurarmi con gli impegni, la pienezza e le gioie dell’amore. Senza non posso vivere”. Poi gli viene chiesto dove si incontrano ad Orzinuovi e lui risponde: “Nella nostra casa. La solita, da sempre. L’ho ristrutturata, c’è un cavedio e intorno le stanze, la luce entra da fuori e da dentro”. L’intervista prosegue parlando di calcio ovviamente, iniziando dal momento in cui entrò nella sua vita: “Era a due metri da casa. Un salto, di là dalla strada. Un muro basso che nascondeva il campo di calcio dell’oratorio, ma se hai voglia di giocare quel salto lo fai. Quando capivi in fretta che ci sapevi fare, il problema diventava venire via dal campo”.
Infine ecco il capitolo scommesse, con il commento di Prandelli che è lapidario: “Il comportamento di una comunità, di uno Stato, lo fanno le persone. La loro etica e la loro morale. Questi sono i dirigenti che abbiamo. Io parlo di calcio, perché l’ho vissuto. Serve l’esempio, la capacità di negarsi davanti ai comportamenti scivolosi. Quando giocavo e poi allenavo all’Atalanta non si organizzavano scommesse. Il direttore era Giacomo Randazzo. Ti guardava negli occhi, capivi che era un “No, non si può fare”. Avevamo timore a chiedergli un biglietto per gli amici, un favore, una concessione. Il contegno di una classe dirigente è fondamentale”, conclude il Ct.

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